La casa dell'Ottocento

Benvenuti a La casa dell'Ottocento, la vostra finestra sul mondo affascinante del XIX secolo. 

Le pietre che parlano

C'è una casetta in pietra che conosce il profumo dell'America e il silenzio delle colline lombarde. Non è grande, ma ogni sasso che la compone ha una storia da raccontare.
Tutto cominciò alla fine dell'Ottocento, quando il mio trisavolo lasciò questa terra con le mani vuote e il cuore pieno di speranza, come tanti giovani di allora che cercavano fortuna oltre l'oceano. L'America lo accolse, lo impegnò, lo cambiò. Ma non riuscì a trattenerlo.
Quando tornò, si portò dietro pochissime cose. Una fra tutte, però, era preziosa quanto l'oro: una ruota di ferro.
Con quella ruota costruì una carriola. Con quella carriola risalì, viaggio dopo viaggio, la collina chiamata Castelluccio. E con le pietre che quella collina generosamente offriva, tirò su, con le sue mani sole, la casetta che ancora oggi è in piedi.
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Due stanze soltanto. Eppure un intero mondo.
Una era la cucina, cuore caldo della famiglia, dove il fuoco non si spegneva mai del tutto e il pane sapeva di fatica buona. L'altra era la stalla, dove la sera gli animali trovavano riparo e il fiato caldo dei buoi si mescolava all'odore del fieno. Una convivenza antica, intima, che oggi quasi non sappiamo più immaginare.
Dopo il trisavolo venne il bisnonno. Poi il nonno. Tre generazioni che hanno vissuto tra quelle stesse pietre, accudito gli stessi animali, respirato la stessa aria. Fino alla fine degli anni Settanta, quando gli animali furono venduti e il mondo intorno era già diventato un altro.
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La casetta avrebbe potuto cadere nel silenzio, lasciarsi consumare dagli anni come tante altre.
Invece no.
Abbiamo scelto di darle una seconda vita, ristrutturandola con rispetto, senza cancellarne l'anima. Perché queste pietre non sono soltanto pietre: sono il sudore di un emigrante che sognava casa, sono le mani di un nonno che sapeva costruire, sono la memoria viva di un tempo che non è poi così lontano.

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